Bonus edilizi, la stretta che coinvolge 10 milioni di immobili: rischio evasione in aumento

Sta emergendo un fenomeno destinato ad avere un impatto profondo sul settore dell’edilizia e sul comportamento dei contribuenti. La riduzione delle detrazioni fiscali, che da anni incentivano i lavori di ristrutturazione e risparmio energetico, rischia di alimentare un ritorno diffuso all’evasione fiscale.

Il taglio delle agevolazioni – che per molte tipologie di immobili scenderà dal 50% al 36% – non si spiega solo con la perdita di efficacia del meccanismo del contrasto d’interessi. A rendere la situazione particolarmente delicata è l’entità del fenomeno: circa 10 milioni di immobili saranno interessati da questa riduzione degli sconti per lavori come la sostituzione di infissi, caldaie o l’installazione di condizionatori a pompa di calore.

Chi resta escluso dai bonus più generosi

I dati più recenti del Dipartimento delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate evidenziano che il taglio colpirà in modo mirato le abitazioni diverse dalla prima casa. Si tratta di:

  • 3,6 milioni di immobili affittati;
  • 800 mila concessi in comodato d’uso gratuito;
  • 5,7 milioni semplicemente “a disposizione” del proprietario, senza uso specifico.

Su un totale di 32,7 milioni di unità immobiliari, oltre 10 milioni dovranno quindi accontentarsi della detrazione ridotta al 36%, mentre solo le abitazioni principali (circa 20 milioni) potranno ancora accedere, per ora, alla soglia del 50%.

Gli interventi colpiti dal taglio

I lavori coinvolti dal nuovo sistema di agevolazioni ridotte sono quelli più comuni nelle abitazioni private. In particolare, la riduzione si applicherà a:

  • Ecobonus;
  • Bonus ristrutturazioni ordinario.

Sono inclusi quindi gli interventi più frequenti come:

  • Installazione o sostituzione di infissi e tende da sole;
  • Montaggio di climatizzatori a pompa di calore;
  • Rifacimento di impianti;
  • Ristrutturazione di pareti interne.

Alcuni lavori, come la posa di caldaie a condensazione o la sistemazione del verde, non beneficeranno più di alcuna detrazione.

Un esempio pratico: conviene ancora dichiarare i lavori?

Per capire l’impatto, immaginiamo un intervento da 1.100 euro (IVA al 10% inclusa). Con l’attuale detrazione al 36%, il contribuente recupererebbe solo 40 euro all’anno per 10 anni, oppure potrebbe ottenere uno sconto immediato di circa 200 euro, se disponibile.

A questi importi, però, si devono aggiungere eventuali costi tecnici e amministrativi: presentazione delle pratiche al Comune, comunicazioni all’Enea, onorari di professionisti. In molti casi, la burocrazia e la scarsa convenienza potrebbero spingere i cittadini verso la scelta di non dichiarare i lavori e procedere in nero, per ottenere un risparmio diretto e immediato.

Rischio evasione e prospettive future

Secondo il Dipartimento Politiche Fiscali della CNA, la contrazione degli investimenti è già iniziata nel 2025, e riguarda soprattutto seconde case – sia affittate che inutilizzate – ora escluse dai bonus maggiorati. Il rischio concreto è un ritorno diffuso al lavoro irregolare e alla mancata tracciabilità degli interventi.

E non è tutto: la legge di Bilancio 2025 prevede un ulteriore giro di vite per il 2026:

  • Le prime case vedranno il bonus scendere dal 50% al 36%;
  • Le seconde case crolleranno dal 36% al 30%.

Una riduzione che potrebbe frenare ancora di più gli investimenti, riducendo l’emersione del lavoro regolare e rallentando gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano.